Insomma, più autoreferenziali di così i blog non possono fare. Sono stato inserito nella categoria miglior strip/blog grafico. Se volete, date un’occhiata. Dico, avete votato d’alema e fassino, potrete ben votare per me.
p.s.: sarei in competiscion anche coi blog collettivi con i quali collaboro: Blogfriends, Ciccsoft, Macchianera, Perchè Sanremo è Sanremo. Nulla resterà impunito. Andate a votare, poltroni.
p.p.s.: per votare scarica qui la scheda excel, segui istruzioni per voto e rispedisci compilata a: blogawards@macchianera.net
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Una Macchia nei miei award
Braccianti stranieri, schiavi in Puglia
Dopo l’inchiesta di Fabrizio Gatti su l’Espresso, nasce il blog Mani sporche, allo scopo di "realizzare un dossier on-line sullo sfruttamento dei migranti in Capitanata ed in Italia. Vuole essere, anche, uno spazio di riflessione sui diritti dei migranti e sulle forme di lotta necessarie per difenderli". (via nuralema)
Light. Il mito occidentale della leggerezza
"Da sempre, da molto prima che Italo Calvino ne facesse la sua Musa, la leggerezza, al solo nominarla, suggerisce libertà. La libertà non metaforica del volo, della danza e della corsa, quella del pensiero libero, dell’approccio acuto e spiritoso, del movimento senza gravami. Perfino le due prime accezioni riduttive o negative che mi vengono in mente (la musica leggera, e quel "donna leggera" che fu, anni fa, eufemismo per dire donna dai molti amori) suscitano simpatia, indicano la venialità della leggerezza, la sua (appunto) non gravita. Perché leggera (qual Piuma al vento, vedi Rossini e vedi la memorabile scena finale di Forrest Gump) è la vita, veloce e leggera, cangiante e leggera, e guai a chi, in sede di rendiconto, tale non la riconosce. "Light" non è la stessa cosa. Light si sposa più a una lattina che a un racconto, più ai consumi che ai pensieri. E’ uno dei (tanti, troppi) concetti che entrando a far parte del lessico di mercato hanno mutato significato e mettono istintivamente in allarme, hanno un’aura ambigua, ruffiana, sospetta. Starebbe a indicare, light, la radicale riduzione delle sostanze dannose (meno zuccheri, meno nicotina, meno grassi), in modo che ciascuno possa mantenere le sue abitudini "heavy" mutando la qualità e non la quantità delle abitudini di consumo. Perché le quantità, si sa, sono sacre. E la loro vituperata diminuzione, di conseguenza, è un tipico tabù della società moderna. Da scongiurare a qualunque costo. In questa chiave, il profluvio di prodotti light che si affiancano ai loro grevi e allegri fratelli "pesanti" ci umilia leggermente, per non dire che ci irrita: escludendo a priori l’ipotesi della rinuncia, o del mutamento di consumi, la vasta gamma del light ci sembra una specie di metadone per una categoria di drogati irredimibili, cioè noi. Read the rest of this entry »
Beirut: Mazen e Laure, e il nostro, ritrovato, senso di polpa
Può un disegno far finire una guerra? No. Un disegno può essere uno sfogo grafico,
può “contenere” l’ansia di comunicazione e di malessere o benessere del disegnatore.
E può comunicare gli stati dell’animo, sintetizzare il momento, richiamare gli istinti. Può diventare un diario, il punto di vista che trova condivisione, l’ombelico che si fa pancia, cervello, cuore e che comunica d’istinto all’istinto. Ma bisogna essere bravi e soprattutto "motivati". Così come sono Laure e Mazen, due artisti di Beirut che, dall’inizio della guerra, riportano sui loro blog un diario di illustrazioni e vignette quotidiane. Visitateli, il linguaggio universale delle immagini e ahimé della guerra, è così eloquente e struggente che non ha bisogno di sapere inglese o francese per essere condiviso. E il senso di colpa diventa finalmente “senso di polpa” condiviso, polpa primordiale, polpa grossa: ciccia, cuore, cervello e ossa.
Marcinelle, quando andavamo in miniera a morire da migranti
Marcinelle 50 anni fa, quando emigravamo noi, per fare i minatori. 262 morti tra cui 136 italiani. Ed oggi, in Italia, i cantieri edili sono ai primi posti per morti bianche: 2 al mese. Spesso nessun rispetto per le normative e che coinvolgono lavoratori in nero ed emigranti.
P.s. grazie al Centro Studi Mollica per il gran lavoro di “memoria” su Marcinelle.
La lega non ce l’ha più duro. Emigrazione, cittadinanza in 5 anni
Bisogna riconoscerlo, è un passo importante verso la cancellazione della Bossi-Fini. C’è molto da fare soprattutto contro i CPT, ma è già un risultato per, ad esempio, i miei amici somali che aspettavano questo momento da anni. Questa campagna condotta con Sherif aveva un suo perchè.
Pizzino 11: Emigrazione, Flussi e reflussi storici. Per filo e per sdegno
È in distribuzione il numero 11 del periodico “Pizzino” –un mese di satira, spamming con sarde e affucanotizie- edito dall’Associazione culturale Scomunicazione. L’affare rinchiuso in questo numero estivo è l’Emigrazione, come certificato dal titolo “Flussi e reflussi storici. Per filo e per sdegno”. La faccenda è stata ricostruita seguendo il filo (spinato) rosso della memoria e lanciando un pungente salvagente nel mare nero dell’accoglienza euro-mediterranea. Read the rest of this entry »
Sa l’ha vist cus’e`? Povero Uomo, e povero anche Dio
Tutti ad invocare Dio, anche Olmert, anche Bush, un mondo di devoti.
Aggiornamento: e questo è tutto ciò che penso sull’argomento, Dio che conosco, il mio "salmo ipoglicemico notturno" di un anno fa.
Passatempi estivi
In tema di G8, ricordando Genova 2001, segnalo 2 iniziative. Martedì 18 Luglio 2006 presso il teatro Capranica di Roma Organizzata da ARCI e Liberazione: “Una serata per Carlo Giuliani”; Il 21 luglio presso l’aula magna dell’Università di Genova Facoltà di Lettere e Filosofia : “A 5 anni dal G8 di Genova” organizzato dal Comitato Verità e Giustizia per Genova.
Casablanca n°3 : Campione!
Continua l’avventura di “Casablanca” (con miei disegni di copertina e vigne all’interno) che arriva al numero 3 coi contributi, tra gli altri, di Margherita Hack, Rita Borsellino, Lidia Menapace, Gian Carlo Caselli. Del numero 1 ne avevamo parlato qui, e poi avevamo accennato al numero 2. Per richiederlo o per info: riccardoorioles@gmail.com
Riporto “clandestinamente” (che Orioles mi perdoni) e in anteprima, l’editoriale del direttore Riccardo Orioles, una nuova riflessione sul caso Betulla-Farina (già trattato qui) e sul giornalismo veramente “libero”.
“Che fine fanno – tanto per dirne una – tutte le polemiche di salotto su Farina? Renato Farina, braccio destro di Feltri, è quello che ha affermato che Enzo Baldoni era amico dei terroristi iracheni. L’ha scritto nero su bianco, avendone dunque (visto che è un giornalista) le prove. Non l’ha scritto perché ce l’avesse in particolare con Baldoni – che gliene frega – ma così tanto per fare lo scoop, per l’effetto. Bene: questo Farina è un "giornalista" o no?” Farina, per rispondere alla domanda che retoricamente ci ponevamo due anni fa (in internet, su San Libero del 30 agosto 2004), è senz’altro un giornalista, o tale almeno è stato considerato da tutto l’establishment, di destra e di sinistra, in tutti questi anni. Sul “terrorismo” di Baldoni, e su molte altre cose, si pensava che egli avesse delle opinioni – per quanto ributtanti – e le opinioni sono sempre sacre. Read the rest of this entry »
































