
Le cose belle e nonostante tutto piene di speranza. Mi scrive Iddo Elam, ragazzo obiettore di coscienza israeliano, due anni dopo dalla pubblicazione su Repubblica di una vignetta che lo rappresentava.
E mi ringrazia. Grazie a te Iddo, forza.

Le cose belle e nonostante tutto piene di speranza. Mi scrive Iddo Elam, ragazzo obiettore di coscienza israeliano, due anni dopo dalla pubblicazione su Repubblica di una vignetta che lo rappresentava.
E mi ringrazia. Grazie a te Iddo, forza.

Oggi per Repubblica (con una citazione di Gino Paoli).
O.t. Voglio esprimere gratitudine e rispetto per la professionalità educativa della professoressa Chiara Mocchi.

Oggi per Repubblica.
P.s. Penso alla “mattìa” dei tanti ragazzi con difficoltà cognitive che ho conosciuto da educatore. Alla loro difficile costruzione, a volte attraverso autolesione, ma mai distruttrice. Poi penso alla “normalità” distruttrice dei vari, rispettati, trump del momento. Niente, così.

Cancellato dal MIM, il corso di aggiornamento “La scuola non si arruola“. Il ministro Valditara lo definisce “una iniziativa propagandistica”. Oggi per Repubblica.
Io sono stato un dipendente “fortunato” per 30 anni, in un Centro (sanitario/educativo, accreditato). Tempo indeterminato (full time e part time) e articolo 18.
Il diritto non era solo quello di non essere licenziato ingiustamente, ma questo voleva dire la possibilità di pensare, di parlare, di proporre, persino di protestare civilmente. E non solo per i propri diritti, ma per rendere veri i diritti di chi era assistito. Di essere creativo, di essere una vera risorsa per l’azienda, per la sua qualità.
Ho visto la disparità con l’arrivo di tanti professionisti giovani, ma precari, già “vecchi” perché, giustamente, spaventati dalla possibilità di essere mandati via. Rendendo, ripeto, la qualità dell’azienda meno creativa, più bassa. Basica.
Voterò 5 sì, perché conosco la complessità di ogni scelta (alcuni si sono approfittati anche dei diritti acquisiti, vero), ma non c’è paragone tra una cultura di responsabilità e coscienza del proprio lavoro, con quella del “cappello in mano” solo per mantenere un posto di lavoro.
Va cambiato l’approccio culturale, per i propri diritti e per lo sviluppo e la crescita di qualità di una azienda.
E se non raggiungiamo il quorum mi dispiace molto per tutte/i le/i ragazze/i precari, e per tutta la creatività mai nata per uno sviluppo migliore, più ricco. Per tutte/i.
Conclusa l’interessante esperienza che ho seguito e coordinato, un laboratorio integrato nell’ambito de “L’arte della cura con le arti” (ai Castelli Romani). Restituendo una piccola mostra coi lavori delle ragazze, dei ragazze. Grazie.
“Dario” La vignetta animata oggi su il cavallo e la torre.