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Fini Redemption Song
Il “Discorso ad un bambino” e il disegno di un bambino
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E’ il manifesto di libertà che più mi ha insegnato prima come bambino, poi come educatore professionale tra i bambini ed i ragazzi con disabilità mentali (si vabbè, diversamente abili) istituzionalizzati. Ricordo il “Discorso ad un bambino” e il suo autore Marcello Bernardi a 5 anni dalla scomparsa (gennaio 2001). E allego il primo ritratto che Tommaso si è fatto e ci ha fatto, binomio che racchiude in sè tutta la mia gioiosa sorpresa e la mia gratitudine.
DISCORSO AD UN BAMBINO
(di Marcello Bernardi, pediatra e pedagogista)
Se ti dicono sempre che sei BRAVO, sta in guardia qualcuno cercherà di sfruttarti
Se ti dicono sempre che sei INTELLIGENTE, sta in guardia qualcuno cercherà di eliminarti
Se ti dicono sempre che sei OBBEDIENTE, sta in guardia qualcuno cercherà di farti schiavo
Se ti dicono sempre che sei BUONO, sta in guardia qualcuno cercherà di opprimerti
Ma se ti dicono STUDIA, non temere: tu potrai fare un mondo senza scuole
se ti dicono TACI, non temere: tu potrai fare un mondo senza bavagli
se ti dicono OBBEDISCI, non temere: tu potrai fare un mondo senza padroni
se ti dicono CHIEDI PERDONO, non temere: tu potrai fare un mondo senza inferni
Non credere a chi ti comanda, a chi ti punisce, a chi ti ammaestra, a chi ti insulta, a chi ti deride, a chi ti lusinga, a chi ti inganna, a chi ti disprezza essi non sanno che tu sei ancora un UOMO LIBERO
Memoria a breve termine

Simpatico l’Alberto. Ma le Memorie sono così tante che un nodo non basta. Io nel mio piccolo, continuo a ricordarmi e a ricordare anche la "memoria, nota a margine", le vittime (500mila) del Porrajmos, l’olocausto dimenticato del popolo zingaro, dei popoli nomadi. Come già feci qui, e l’anno scorso qui, quando ci fu anche un risvolto per me clamoroso: F. Facci de "il Giornale" mi comunicò nei commenti di prendere come spunto il post per farne un articolo in prima pagina (de "il Giornale", sì). E conservo ancora il reperto come una reliquia. Chapeau a Facci.
I poliziotti del quartierino


Non so com’è, ma se devo fare brainstorming partendo dalla nuova legge sulla legittima difesa, mi viene in mente il film “Bowling a Columbine” di Michael Moore. Chissà.
Aladino da Bagdad
Il periodo vacanziero e il tempo inclemente, favoriscono la consumazione di film e filmetti spesso di derivazione melassa-natalizia, o di dvd a cartoni, specie nell’eventualità si condivida la magione con un bimbo di 3 anni (e mezzo). Silenzio in sala comincia Aladdin, che poi è Aladino, che poi è ispirato al ladro di Bagdad… Bagdad?
In memoria di Matisse. Privato condiviso.
Oggi ci ha salutato Matisse. Si chiude definitivamente un’epoca e non è uno scherzo.
In 16 anni ha accompagnato da discreta scorbutica silenziosa affettuosa: infanzie, adolescenze, morti, fidanzamenti lunghi, brevi, lunghissimi. E poi sfidanzamenti assai traumatici, meno traumatici, andate via da casa, ritorni, riandate, figli, matrimoni. Se ne va da “tutto è compiuto”, o quasi. Gli piaceva la compagnia ma non essere toccata e nel suo “stare” era la presenza rassicurante della memoria. Da stanziale, ma cultrice dell’accoglienza discreta, forse, si sarebbe fidanzata con
Il gatto viaggiatore
(favola di Gianni Rodari tratta dall’omonimo libro di racconti: “II gatto viaggiatore ed altre storie” – Ed. Riuniti, l’Unità, Roma 1990)
Una volta, sul treno che va da Roma a Bologna, salì un gatto. Di gatti in treno se ne sono sempre visti, per lo più dentro un cestino, oppure dentro uno scatolone con qualche buco per respirare. Si sono visti in treno perfino dei gatti randagi, gatti di nessuno, capitati per caso a caccia di topi in un vagone abbandonato. Ma questo qui di cui parliamo era un gatto viaggiatore e viaggiava per conto proprio. Aveva una borsa nera sotto il braccio, come un avvocato, però non era un avvocato, era un gatto. Aveva gli occhiali come un ragioniere miope, però non era un ragioniere e ci vedeva benissimo. Read the rest of this entry »
Schifani, scusate l’epiteto
(…) un gerarca di Forza Italia, l’Eccellenza Schifani, invece ha
rimproverato severamente le sorelle di Falcone e Borsellino, "entrambe militanti a sinistra", che si sono permesse di ricordare che c’erano i loro fratelli, fra i giudici che il suo presidente aveva appena insultato.
"La signora Rita Borsellino – ha dichiarato stupefatto e indignato lo Schifani – e’ stata ospitata senza contraddittorio al Tg3".
"Senza contraddittorio": evidentemente, per garantire una corretta dialettica democratica, assieme a lei bisognava intervistare anche Toto’ Riina.
(Riccardo Orioles)





























