La routine. Quanti morti servono alla tregua?
Ricordo una foto fatta in Irak: c’era un uomo che piangeva davanti alla sua casa distrutta da un bombardamento e accanto un bambino che lo guardava atterrito e sperdutamente disperato. Non c’era nessun morto visibile, ma si coglieva la perdita completa di speranza: un uomo non sapeva come consolare, come proteggere con la sua speranza quella di suo figlio.
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Il dito
Guaiachicitoccaibambini, a noi.
Per essere più chiari. Oltre l’ovvia rabbia per l’atto violento filmato (Troppo “normale” ormai per le forze dell’ordine. Anche per i minori), noi siamo gli adulti che guardano e magari non sappiamo che: dovrebbe esistere un servizio sociale territoriale di adulti (do’ sta?); dovrebbe esistere una formazione per gli operatori adulti “del sociale” e le risorse, i soldi per essa (di cui non si occupa più nessun adulto); dovrebbe esistere una formazione per le forze dell’ordine di adulti (e una dirigenza attenta di adulti), che non si scruta manco col binocolo; dovrebbe esserci una legislazione adulta non farraginosa sulle separazioni di adulti e affidamenti (vedi parlamento di adulti). E non parliamo di quando si tratta di famiglie non abbienti magari con un figlio disabile mentale. Ma questo non si conosce, neanche fino alla prossima indignazione filmata. “Guai a chi ci tocca i bambini a NOI adulti, noi”. Già.
Ma avete mai visto qualcuno tutto tondo o tutto quadrato?
La filastrocca del nontondo e del nonquadrato. Clicca se vuoi scaricare il pdf.
Filmetti classici

O.t. oggi su il Misfatto de Il Fatto Quotidiano la vignetta “un presente“.
Auschwitz, Roma.

Fiamme in una baracca in via Appia. Muoiono quattro fratellini rom.
Quasi per “metafora” perfetta della sconfitta dell’educazione, ieri è morto Giovanni Bollea.
o.t. altra vignetta oggi su l‘Unità.
Aggiornamento 8.2.’11: la vignetta quissù, oggi su Liberazione.
Sollecitudine: rapidità, zelo, solerzia, accuratezza…

Vignetta in presa diretta guardando AnnoZero e "giocando da Vauro".
Oggi sulla prima pagina di Liberazione, invece, un altro disegno sullo stato dell'Italia. Amen.
Il pannolino.
Avere bambini e guardare cumuli di morti da cui sbuca un piccolo e il suo pannolino, in mezzo a nugoli di mosche, ti spezza dai sensi di colpa, come sempre sterili, come sempre terribili.
Per ora non ho niente da proporvi e da propormi che ancora l’appello di Medici senza Frontiere.
Aggiornamento. Conobbi Roberto Stephenson nel 2006. Il fotografo italiano che vive ad Haiti da molti anni mi contattò prima via email e poi ci incontrammo anche a Roma, per collaborare con un’illustrazione per un progetto di pubblicità progresso di alcune Ong ad Haiti. Ora l’ho ritrovato su Facebook e sta testimoniando con una serie di foto l’apocalisse di quel Paese poverissimo. Non vende le foto, –perché (lui dice) mi sentirei uno sciacallo– . Tra le tante foto di distruzione e smarrimento, mi colpisce questa: sotto una tendina fatta di straccetti in mezzo a centinaia di altre tendine di gente sfollata in un giardinetto di Port au Prince, due ragazzine sorridono.






































