Archive for the ‘enzo baldoni’ tag

Per Enzo Baldoni, in alto i calici

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Lo conobbi leggendo “Repubblica” al mare un giorno dopo il suo rapimento. Una sensazione strana che non capita spesso nella vita: quella di conoscerlo da sempre. L’articolo non lo ricordo ma ricordo la netta sensazione di sentirlo ridere forte, di vicinanza a quella sua curiosità da vero giornalista che lo portava fuori dall’ironia superficiale di un avventuriero, di un turista, che faceva della sua risata la consapevolezza della complessità della vita e al contempo Read the rest of this entry »

Written by Mauro Biani

Agosto 27th, 2006 at 1:18 am

Farina di Betulla, quel sacco di

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farina-betulla-1
La memoria ci soccorre anche in questo blog, ma stavolta preferisco che sia Pino Scaccia (che ho sentito)a commentare:
“Ci sono pezzi fastidiosi da scrivere. La storia di Betulla, già. Non entro nel merito perché non sono abituato a dare giudizi sui colleghi: chi deve farlo prenderà sicuramente la decisione giusta. Faccio talmente da tanti anni il cronista che neppure sono una verginella e conosco bene, anche da vicino, i rapporti con i servizi segreti. Diciamo che c’è una bella differenza per un giornalista fra ottenere informazioni e darle (specie se a pagamento), ma è un discorso che magari faremo un’altra volta. Quel che mi preme adesso, e mi procura fastidio appunto, è di occuparmi di quel Farina che massacrò letteralmente Enzo Baldoni appena rapito (sapete com’è, stavamo insieme e capirà l’esimio collega se la prendo come un fatto personale). Read the rest of this entry »

Written by Mauro Biani

Luglio 8th, 2006 at 6:15 pm

Vergini e Puttane

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Decisioni importanti nel tedio di una spiaggia assolata e pacata. Farò l’illustratore dei libri di Baldoni. E’ perfetto nel suo raccontare, ironico, riflessivo, amaro e teneramente infantile, sorpreso come è sempre il migliore esploratore, acuto e scanzonato conoscitore della complessità della vita. Ogni “quadro” una vignetta. “Puttana e vergine”, come Marcela a pag. 17 del suo: “Piombo e tenerezza

Written by Mauro Biani

Agosto 28th, 2005 at 9:45 pm

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E fiorirono.

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Written by Mauro Biani

Settembre 29th, 2004 at 3:32 am

Il nostro giornalismo e il loro

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Dalla Catena di SanLibero n. 246. 30 agosto 2004 – Riccardo Orioles (giornalista antimafia).

Giornalismo. Che differenza c’è fra il giornalismo – per esempio – di Feltri e quello – per esempio – di Baldoni? Non parlo di differenze “politiche”. Da un punto di vista tecnico, voglio dire. La differenza e’ che Feltri grida, mentre Baldoni parla a bassa voce. Non è una novità: anche Appelius gridava (“Il generale Badoglio è entrato ieri ad Addis Abeba”) e anche Hemingway (“Vecchio al ponte”) parlava a bassa voce. Destra e sinistra dunque, attraverso le generazioni? Non solo. C’è qualcosa di più, che attiene proprio alle radici profonde del mestiere. Il giornalismo di Feltri nasce in un mondo sostanzialmente povero di notizie. Un mondo in cui ciò che succede accade lontano, arriva tardi, e incide relativamente poco sulla vita quotidiana. Quest’ultima, a sua volta, è una vita “normale”. Di una normalità che nessuno mette in discussione. “Il generale è entrato ad Addis Abeba”? E che ce ne frega. Non ha importanza, poi, sapere che cosa ne pensa il barbiere di Addis Abeba. Tanto non lo incontreremo mai – il mondo in cui viviamo non ha nulla a che vedere col suo. Da questo discendono subito due cose. La prima è che la notizia coincide con lo scoop, deve avere un “effetto” traumatico immediato e dev’essere gridata. La seconda è che il gestore di questa notizia, essendo uno dei pochissimi autorizzati a gestirla, è una persona importante. Poiché’ non mette assolutamente in discussione (e perché’ dovrebbe?) la “normalità'” del sistema, e poiché’ questo sistema è basato su una gerarchia – ristretta e distinguibile – di piccole e grandi Autorità locali, di notabili insomma, ecco che il giornalista diventa un notabile anche lui. Feltri, e Appelius, in fondo non sono dei giornalisti “fascisti”. Sono semplicemente dei gerarchi, dei notabili, esattamente come il sottosegretario dei trasporti o il podestà di Ravanusa. In più, hanno il bisogno fisiologico di “alzare” emotivamente le “notizie” che danno (“il Negus è semianalfabeta”, “Baldoni è d’accordo coi terroristi”) perché’ il valore delle loro notizie dipende principalmente dall’emotività che veicolano qui e ora. Nel caso di Baldoni – del giornalismo di Baldoni – il background è ben diverso. Non siamo più in un mondo in cui si aggirano pochi e stenti segnali. Siamo in un mondo pieno di informazioni, piccole e grandi, per lo più immediatamente visibili nella nostra vita quotidiana. Il somalo, per me, non è un oggetto esotico che trovo sul giornale: è semplicemente il tizio che sta sull’autobus accanto a me. Siamo nello stesso mondo. Da lui, e dal suo mondo, mi giungono continuamente delle informazioni. Il mondo non è nemmeno più un mondo notabilare, retto da pochi. E’ un mondo ramificato e complesso, in cui il potere è dato dal consenso. Se al mio nipotino non piacciono le patatine McDonald, e questo finisce nei sondaggi, il presidente Mc Donald – un uomo potente – è nei guai. Questa è una novità, una novità che pesa. Così lo scoop, l’effetto, perdono di valore. Gridare è quasi inutile, perché’ qua parlano tutti. Una vociata occasionale può turbare il lettore d’oggi, ma non persuaderlo. Bisogna convincerlo a poco a poco, sommessamente. Ragionare. Parlare. Portare le cose “piccole”, ma fondamentali, su cui la nostra vita si basa, dappertutto. Perciò, se il giornalismo vecchio era quello dell'”effetto”, il giornalismo moderno è quello della “storia di vita”. La storia si può raccontare con molti trucchi tecnici, per lo più molto antichi (presente Erodoto?). Ma i suoi strumenti fondamentali appartengono all’intellettuale umanistico, alla persona; non al “giornalista” nel senso – specialistico – feltriano. Io per esempio sono un giornalista perché’ so usare XPress, calcolare un battutaggio, passare un pezzo, mettere in piedi un cartaceo e così via. Non sono un giornalista per quel che scrivo. Questo può farlo “chiunque”, con una determinata formazione, e lo farà tanto meglio quanto più sarà vivo. Lo strumento culturale di base non è più cioè l’appartenenza a un notabilato specialistico, ma la partecipazione colta e cosciente alla vita quotidiana delle persone. Questo significa subito che, se faccio il giornalista, non sono necessariamente un notabile: sono semplicemente un tecnico specializzato (in XPress). Per il resto, valgo quanto vale la mia sensibilità e la mia cultura: come tutti.
* * *
Il giornalismo antico aveva dei mezzi di distribuzione assai limitati. Marco Polo è riuscito a raccontare quel che aveva visto solo grazie a una serie di colpi di culo (finire in cella con un intellettuale) del tutto imprevedibili. Kipling aveva bisogno di un editore. E tutti abbiamo avuto bisogno di rotative, di distributori, di macchine, in ultima analisi (salvo eccezioni: I Siciliani, Avvenimenti e altri pochi) di un padrone. Il giornalismo antico è, per sua tecnologia, coartabile e centralizzato. Il giornale di Baldoni invece si chiama Bloghdad.splinder.com. Se vai su Splinder, puoi farti il tuo giornale – non dico i contenuti – nel giro d’un paio di ore. Difatti, ce ne sono migliaia. Puoi farlo benissimo anche tu. O puoi fare una mail, un sito, una e-zine come questa. Puoi *comunicare*. Il giornalismo moderno ha dei mezzi di distribuzione illimitati. Non è centralizzato, e non è coartabile da nessuno. L’unica cosa che gli manca è l’antico status notabilare. Questo è un guaio per il giornalista. Ma non per il lettore.
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Questa trasformazione è avvenuta ormai da diversi anni, il suo strumento tecnico è l’internet, la sua ideologia l’umanesimo e il suo backgound storico la globalizzazione. Baldoni c’era dentro fino al collo. Adesso, naturalmente, è un “giornalista” anche lui, ora che è morto. Come la Cutuli (promossa inviata dopo), come Ciriello, come Beppe Alfano ucciso dai mafiosi in Sicilia e pagato tremila lire a pezzo, come quel collega di Catania che in questo momento, per sopravvivere, sta scaricando casse e imballaggi all’aeroporto. “Giornalisti” tutti. Ma forse è arrivato il momento di separare le razze. Se Feltri è giornalista, evidentemente Baldoni non lo è. E viceversa. Non è un discorso moralistico, come si dice. E’ semplicemente un fatto tecnico, di mestiere. Fra vent’anni, vedremo chi dei due sarà considerato storicamente un giornalista e chi no.
* * *
Sarebbe bene che anche coloro che – notabilarmente – tengono i registri del “giornalismo” comincino a riflettere un po’ su queste cose. Mi riferisco all’Ordine dei giornalisti e alla Federazione della stampa. Sono dei club simpatici, che hanno avuto una loro funzione ai tempi del giornalismo antico. Adesso però debbono decidere se vogliono continuare a occuparsi di giornalismo o no. Che fine fanno – tanto per dirne una – tutte le polemiche di salotto su Farina? Renato Farina, braccio destro di Feltri, è quello che ha affermato che Enzo Baldoni era amico dei terroristi iracheni. L’ha scritto nero su bianco, avendone dunque (visto che è un giornalista) le prove. Non l’ha scritto perché’ ce l’avesse in particolare con Baldoni – che gliene frega – ma così tanto per fare lo scoop, per l'”effetto”. Bene: questo Farina è un “giornalista” o no? In questo momento, nel sistema dei notabili, c’è un’autorità precisa che può stabilirlo, ed è l’Ordine dei giornalisti. Mi aspetto che esso risponda a questa domanda, visto che tocca a lui rispondere. Se no, bisognerà pur trarne qualche conseguenza.
* * *
Non è solo l’Ordine, il notabilato, ad essere stato povero in questa vicenda. Io temo che anche la categoria nel suo complesso abbia capito poco di quel che è successo con Baldoni. Il sito non ufficiale più autorevole del giornalismo italiano è, secondo me, il Barbiere della Sera. E’ nato come “giornale” spontaneo dei giornalisti, col preciso intento di mettere in piazza ciò che succedeva dietro le quinte dell’informazione. Povero, scattante, appassionato, ha avuto un suo ruolo preciso in quegli anni. Poi, come a tanti succede, s’è ingrassato e s’è ingrandito, e ora è un bel portale di quelli che appena li clicchi ti sparano subito i flash di pubblicità. Non lo leggevo da qualche tempo, l’ho fatto adesso per vedere il dibattito su Baldoni. Ho trovato quanto segue:
“Poi però al fine settimana, il nostro si mette la tutina da Superman e va a giocare all’inviato di guerra”.
“Lo spirito da avventuriero con cui affronta le sue imprese”.
“E non è un caso che anche ai dirigenti della nostra categoria non sia piaciuto questo finto inviato di guerra”.
“Deaglio, snob della sinistra, vergognati!”.
“Non conosco personalmente Enzo Baldoni, ma che sia un personaggio un po’ egocentrico, e forse anche leggero ma non per questo buono…”.
“Baldoni è simpatico, ma, ripeto, NON lo considero un giornalista”.
“Una persona così è un danno per la categoria”.
Questa, naturalmente, non era l’opinione di tutti. La maggior parte degli interventi erano complessivamente civili. Ma c’erano anche questi – una consistente minoranza – e facevano opinione.
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Anche le giornaliste Rai, se ve lo ricordate, erano “amiche dei terroristi”. Quelle inviate in Iraq, durante e dopo la guerra: sono state insultate esattamente come Baldoni, perché’ “non erano professionali”, erano “simpatizzanti di Saddam” e compagnia bella. Va bene: in questo momento, purtroppo, la cultura di destra in Italia è ridotta a un livello molto basso, e ne escono cose come queste. Potremmo “buttarla in politica”, e finirla qui. Purtroppo, il problema è più profondo e riguarda la complessiva concezione del giornalismo in Italia, l’uscita – per chi vuole e può – dal notabilato e il ruolo, nel giornalismo moderno, dei “giornalisti”.

 

Written by Mauro Biani

Settembre 1st, 2004 at 7:04 pm

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Sogni

Written by Mauro Biani

Agosto 30th, 2004 at 12:08 pm

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Un altro mondo è possibile. Libero, oggi. Forse.

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(clicca qui per ingrandire l’immagine)

C’e’ una bestia che s’addormentera’ ogni volta che bella come sei le sorriderai.
Quel che non si puo’ neanche immaginar e’ una realta’ che succede gia’ e spaventa un po’.
Ti sorprendera’ come il sole ad est quando sale su e spalanca il blu nell’immensita’.
Ti sorprendera’ come il sole ad est quando sale su e spalanca il blu nell’immensita’.
Stessa melodia un’altra armonia semplice magia che ti cambiera’ ti riscaldera’.
Quando sembra che non succeda piu’ ci riporta via come la marea la felicita’.
Ti riporta via come la marea la felicita’.

(Gino Paoli: La bella e la bestia)

Written by Mauro Biani

Agosto 29th, 2004 at 5:15 pm

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Sulle spiagge di mondi infiniti, i giochi dei bambini.

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E’ tornato, è tornato il momento di partire.

Written by Mauro Biani

Agosto 27th, 2004 at 2:41 pm

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Enzo, ora.

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Enzo Baldoni libero, ora.

Written by Mauro Biani

Agosto 25th, 2004 at 8:46 pm

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