"Da sempre, da molto prima che Italo Calvino ne facesse la sua Musa, la leggerezza, al solo nominarla, suggerisce libertà. La libertà non metaforica del volo, della danza e della corsa, quella del pensiero libero, dell’approccio acuto e spiritoso, del movimento senza gravami. Perfino le due prime accezioni riduttive o negative che mi vengono in mente (la musica leggera, e quel "donna leggera" che fu, anni fa, eufemismo per dire donna dai molti amori) suscitano simpatia, indicano la venialità della leggerezza, la sua (appunto) non gravita. Perché leggera (qual Piuma al vento, vedi Rossini e vedi la memorabile scena finale di Forrest Gump) è la vita, veloce e leggera, cangiante e leggera, e guai a chi, in sede di rendiconto, tale non la riconosce. "Light" non è la stessa cosa. Light si sposa più a una lattina che a un racconto, più ai consumi che ai pensieri. E’ uno dei (tanti, troppi) concetti che entrando a far parte del lessico di mercato hanno mutato significato e mettono istintivamente in allarme, hanno un’aura ambigua, ruffiana, sospetta. Starebbe a indicare, light, la radicale riduzione delle sostanze dannose (meno zuccheri, meno nicotina, meno grassi), in modo che ciascuno possa mantenere le sue abitudini "heavy" mutando la qualità e non la quantità delle abitudini di consumo. Perché le quantità, si sa, sono sacre. E la loro vituperata diminuzione, di conseguenza, è un tipico tabù della società moderna. Da scongiurare a qualunque costo. In questa chiave, il profluvio di prodotti light che si affiancano ai loro grevi e allegri fratelli "pesanti" ci umilia leggermente, per non dire che ci irrita: escludendo a priori l’ipotesi della rinuncia, o del mutamento di consumi, la vasta gamma del light ci sembra una specie di metadone per una categoria di drogati irredimibili, cioè noi. Read the rest of this entry »
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Light. Il mito occidentale della leggerezza
La Paura fa la guerra, infinita
Non so voi, ma a me quest’analisi di Sbancor sul disastro mediorientale, sulla guerra infinita, pare molto poco dietrologica e assai condivisibile, quasi banale mi verrebbe da dire.
Hina. Disonora il padre


Clicca sulle immagini per ingrandirle. Le parole della vignetta sono di F. De Gregori
Niente di onorevole.
Israele Libano, via libera
Comunicazione di servizio: ho da poco aperto un gruppo discussione su Google Groups. Chi vuole mandare proposte, suggerimenti, critiche, aprire piccole disquisizioni sulle vignette e i temi trattati, può scrivermi anche lì.
Angelo Frammartino

C’è chi ammazza i bambini, e chi, invece, porta giochi di pace. Grazie Angelo.
"Nei suoi “Barbari” di ieri, Baricco si domanda, e ci domanda, se abbiamo ereditato dalla rivoluzione democratica occidentale anche “una certa idea di anima e di spiritualità”. Se cioè siamo oramai vuoti come gusci, secondo l’idea che hanno di noi per esempio le masse islamiche, oppure qualcosa di umanamente forte ci appartiene ancora. Una piccola grande risposta viene dalla breve vita di Angelo Frammartino, Read the rest of this entry »
Beirut: Mazen e Laure, e il nostro, ritrovato, senso di polpa
Può un disegno far finire una guerra? No. Un disegno può essere uno sfogo grafico,
può “contenere” l’ansia di comunicazione e di malessere o benessere del disegnatore.
E può comunicare gli stati dell’animo, sintetizzare il momento, richiamare gli istinti. Può diventare un diario, il punto di vista che trova condivisione, l’ombelico che si fa pancia, cervello, cuore e che comunica d’istinto all’istinto. Ma bisogna essere bravi e soprattutto "motivati". Così come sono Laure e Mazen, due artisti di Beirut che, dall’inizio della guerra, riportano sui loro blog un diario di illustrazioni e vignette quotidiane. Visitateli, il linguaggio universale delle immagini e ahimé della guerra, è così eloquente e struggente che non ha bisogno di sapere inglese o francese per essere condiviso. E il senso di colpa diventa finalmente “senso di polpa” condiviso, polpa primordiale, polpa grossa: ciccia, cuore, cervello e ossa.
































