50 anni, Satira su Repubblica. Oggi: BIANI, I COLORI DELL’IMPEGNO

leave a comment

Oggi, in regalo, con Repubblica. L’introduzione di Filippo Ceccarelli

BIANI, I COLORI DELL’IMPEGNO
di Filippo Ceccarelli
Attenzione, Mauro Biani non cerca la risata. La sua satira sconfina piuttosto su un territorio prossimo all’impegno civile, alla contemplazione partecipe, alla poesia. Per certi versi, specie se viste tutte insieme, dentro le sue tavole senti l’ombra, forse la presenza, certamente il lavorìo di qualcosa che potrebbe assomigliare allo Spirito, un soffio gentile che procede per accenni e per eccedenze tirandosi dietro pensieri fin troppo profondi per sfondare la coltre del profitto, delle merci, dei consumi e degli spettacoli, gli dèi della nostra civiltà. In questo senso, e in questo tempo tecnologico e superficiale, nessun vignettista è più creativamente inattuale di lui che getta il cuore ben oltre gli ostacoli dell’intrattenimento obbligatorio e insiste nell’affrontare temi impegnativi guardandoli in faccia e chiamandoli per nome: le tragedie e il dolore del mondo, la guerra, le ingiustizie, la miseria, l’immigrazione, i precipizi esistenziali, la galera. Un idealista? Senz’altro, anche se in passato la categoria era assai più vasta. Ma anche un artista che trae spunto, o meglio ispirazione dalla grande fotografia in bianco e nero, dal cinematografo e in alcuni casi dalla grande pittura sociale. Solo che Biani finisce per riattivare questi generi trasfigurandoli nei colori. A occhio di profano si direbbe che predilige tonalità eleganti ed emotive. Celeste denso, turchino, indaco. Quello che gli riesce meglio è il blu, pardon il blue oltremare della materia pura, e anche qui, sempre con beneficio d’inventario, certi suoi sfondi fanno pensare a Yves Klein. Ma pure il grigiastro del nulla e il giallone della meraviglia svolgono il loro compito rigenerativo; un genere di testimonianza che non prevede ambiguità. Per quanto o forse proprio in quanto riconoscibilissimi, i protagonisti della cronaca faticano a trovare una loro dimensione umana. Il tratto di Biani è ora deciso, ora diradato, spesso contano più i vuoti che i pieni; frequentissimi appaiono bambini, bambine, adolescenti, per lo più a capo chino, accucciati, spesso si coprono il volto con le mani. Si vedono un sacco di fili spinati, ma anche corde tese su cui figure di acrobati involontari camminano, corrono, inciampano o danzano, comunque a illustrare la precarietà dell’esistenza. I missili sembrano birilli. Qui e là sbuffi di nuvole alleggeriscono la tensione. A pensarci bene, in effetti, c’è poco da ridere, “nel cuore nessuna croce manca” (Ungaretti).

Written by Mauro Biani

Aprile 22nd, 2026 at 5:48 pm

Leave a Reply

*