Papa Francesco in Canada. Oggi su Repubblica. E aggiungo la bellissima amaca di Michele Serra.
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Il mio Don Milani oggi per l’Amaca di Michele Serra
“Chiunque difende i migranti fa il gioco di Salvini». È una delle frasi più sentite, ormai da mesi. Pone un problema della politica di sempre (e dell’etica di sempre): se “le cose giuste”, o quantomeno le cose che paiono giuste, debbano essere dette anche se sono sconvenienti, anche se il vento del momento soffia in senso contrario. Riassumeva bene il dibattito una vignetta di Mauro Biani sul Manifesto: un breve dialogo tra don Lorenzo Milani, che pronuncia una sua celebre frase in favore dei derelitti, e un giovanotto incravattato che gli risponde, appunto, «continua così che Salvini raddoppia i voti». Alla stessa stregua, va aggiunto che una buona metà dei precetti evangelici, insopportabili per le orecchie di Salvini e dei suoi fan, andrebbero dunque silenziati, a partire da «date da mangiare agli affamati e da bere agli assetati». Se il Nazareno li pronunciasse proprio questa mattina, e proprio in mezzo a noi italiani viventi, rischierebbe un flop totale, perché da destra arriverebbero solo scherno e fastidio, da sinistra le perplessità, gli inviti a moderare i termini, a non essere così assertivo, perché altrimenti si fa il gioco di Salvini. La probabile approvazione di affamati e assetati non vale a garantire la maggioranza, che nella nostra epoca ha la pancia piena. Insomma, un bel problema: come dici, sbagli. Ma soprattutto se non si è don Milani e tanto meno il Nazareno, si può provare a uscirne con un espediente molto semplice, quasi un trucco. Provare a vivere come se ognuno, delle proprie parole e delle proprie azioni, dovesse rispondere solo a se stesso. Vuoi vedere che alla fine, senza volerlo, senza prevederlo, scopri di avere più follower del previsto?”
L’Amaca di Michele Serra. La Repubblica 3 luglio 2019
Riabilitato
Berlusconi riabilitato. Oggi per il manifesto.
Segnalo l’amaca di oggi di Michele Serra. “Si era già riabilitato da solo. E l’agibilità politica se l’è sempre data da solo, bastando, come garanzia, la sua montagna di quattrini: una specie di Cauzione Universale. Il diadema di sentenze, scartoffie, faldoni che incorona lungo gli anni la sua luminosa carriera è, appunto, un ornamento. Un trofeo di scalpi di piemme (e di giornalisti) appeso davanti all’uscio. Numerosi usci, per la precisione. Ce lo eravamo detto tanti, tanti anni fa, quando eravamo giovani e pieni di illusioni, e così pirla da credere che bastassero le idee a vincere le battaglie, che le vie giudiziarie, come quasi tutte le scorciatoie, non avrebbero portato da nessuna parte. Quando le torce fiammeggianti dei cortei attorno a Palazzo di Giustizia erano ancora calde, e pareva che bastasse un avviso di garanzia per rovesciare il mondo. “Serve la politica”, ci eravamo detti. Lo avevamo anche scritto (è agli archivi). In pochi, ma neanche in pochissimi, lo avevamo scritto. “E’ la politica che cambia la faccia del mondo, non le carte bollate”. Lui la sua politica l’ha fatta, e l’ha fatta anche bene: bisogna consumare, chi non consuma non esiste, lo Stato è un impiccio, la destra è joie de vivre, la sinistra invidia sociale, la destra è allegria, la sinistra tristezza. In fin dei conti, almeno a giudicare dalla mobilità facciale sua e nostra, eravamo (e siamo) molto più allegri noi. Ma non abbiamo saputo dirlo. Questo è, e sarà per sempre, il nostro vero cruccio“.
Neoliberismo dance
“L’umorismo macabro è sempre sconveniente, ma il saluto del regista Ken Loach alla signora Thatcher — “privatizziamo il suo funerale” — è una battuta eccellente. Si sa, Loach è comunista, e i misurati commentatori post-ideologici dei nostri anni avranno buon gioco ad attribuire le parole di Loach all’astio della fazione sconfitta. Ma basta rivedere un po’ del suo cinema (e di molto cinema inglese degli ultimi vent’anni, a cominciare da “Grazie signora Thatcher” di Mark Herman) per capire che il thatcherismo è stato una tragedia sociale. Ha distrutto lavoro e reddito, piegato intere comunità di persone riducendole a pezzi usurati da smaltire, umiliato operai e minatori, cancellato l’idea stessa che chi lavora abbia potere contrattuale, voce in capitolo, diritti da difendere. Le diffuse, imbarazzanti (imbarazzanti in quanto allegre) manifestazioni di sollievo popolare in morte della signora non sono spiegabili solo in termini di faziosità politica. Alla “modernità”, intesa così come l’ha intesa il liberismo, è stato pagato un prezzo umano altissimo. Umano ben prima che politico. Thatcher non ha sconfitto la sinistra o i sindacati, ha sconfitto i lavoratori salariati. La sua celebre battuta antilaburista (“il socialismo rende i poveri più poveri”) calza perfettamente anche a lei: ha reso i poveri più poveri. E non era neanche socialista.” Michele Serra (l’amaca su la Repubblica, 10 aprile 2013).
Walter
Non so se a proposito di Bonatti, nel racconto "Walter" su "Il nuovo che avanza" di M. Serra, il personaggio Walter fosse ispirato a lui (update: sì, era Bonatti). E' un racconto bellissimo, quello che mi restò maggiormente. Conoscevo la montagna, l'esperienza della fatica, del freddo, della sete. E poi la soddisfazione, la leggerezza, la forza vitale. Ancora oggi che sono mediamente stanziale e "familiare", quella della montagna è un'esperienza -rimasta-. Magnifico.
Di seguito: Walter da "il nuovo che avanza". Buona lettura.
"Sono arrivati a sessantaquattro, Walter: sessantaquattro tipi diversi di dentifricio. Li ho ricontati poche settimane fa in due supermercati, nel terzo non ho avuto il cuore di entrare perché ero certo di trovarne degli altri mai visti. Due anni fa, ne sono sicuro, non erano più di quaranta. Read the rest of this entry »
Chiedo asilo (astenersi stampa italiana e perditempo).
Segnalo che oggi su l'Unità esce la vigna su Gru e migranti. Riguardo la vigna quissù, invece, molto ci sarebbe da dire su come vengono date 'ste notizie, sulla situazione dei Nidi privati in Italia, sulla condizione (contrattuale e formativa) di chi lavora nei suddetti, sulla considerazione dell'infanzia nel Paese di Ruby. Allora, daje all'orco. Sul punto dell'informazione, interessante poi l'amaca di ieri di Michele Serra, che riporto integralmente. Un nuovo "asilo degli orrori" (a Torino) ha fatto il suo ingresso nella già ricca casistica di luoghi "degli orrori", Read the rest of this entry »
Anni ed anni di celodurismo
Interessante anche leggere il Michele Serra furioso. La vignetta oggi su L'Unità.
La Razza Superiore
Note sparse, alla Gelmini. La vignetta è oggi su Liberazione. (so’ l’autore anche del titolo in prima)
Poi riporto un pezzetto di Michele Serra dall’amaca di domenica, che parlava del Bossi e delle sue dichiarazioni concesse mentre era intento ad elevare la Sacra Ampolla al dio Eridano. (…) Ogni tanto bisognerebbe far finta di non sapere niente di quello che ci è accaduto negli ultimi vent’anni. Guardare con occhio vergine. Avremmo visto e udito questo: un signore anziano, con la camicia di un colore stranissimo, che in attesa di omaggiare un dio da lui inventato, di nome Eridano, sostiene che Cosa Nostra ha mandato a Roma un torpedone di mignotte per incastrare il suo capo. Ecco.
P.S.molto importantissimo: stiamo lavorando per voi. Intanto prenotate una o più copie, date retta. A breve altri mirabolanti rivelazioni.
Voli e Paradossi della satira
La vignetta esce sabato su Vita. Oggi su Liberazione invece esce la vigna conlaschienadritta.
Da La Repubblica, "l’amaca" di Michele Serra del 2 giugno: "E’ già stato detto che questi sono tempi difficili per la satira. È un linguaggio che procede per paradossi. Ma la realtà italiana glieli brucia tutti, uno per uno. La surclassa. La anticipa. Leva il terreno sotto i piedi. Esempio. Nella mia rubrica di satira sull’Espresso, solo un paio di settimane fa, avevo immaginato il terzo matrimonio del nostro premier con una suonatrice di nacchere. Classica iperbole, vecchio ferro del mestiere, evidente forzatura per parodiare la realtà. Poi ieri, ascoltando un giornale radio, scopro che su uno dei voli di Stato destinati a trasportare l’entourage del premier Read the rest of this entry »
Fuoco amico
Una segnalazione all’uopo. “Presadiretta” è l’ottimo programma di Riccardo Iacona, trasmesso su rai3 la domenica alle 21. Ieri sera una magnifica inchiesta intitolata “caccia agli zingari”. Il programma, volendo, si può rivedere sul sito. Per citare Michele Serra e la sua lettera a Sanremo (video), un mirabile esempio di cioccolata televisiva. Poi ci sono le consuete vagonate di m. (cit. sempre da Serra). Oggi, per la prima volta, ho malauguratamente occhieggiato rai 1 di domenica meriggio. Il palinsesto della domenica pomeriggio di Rai1 (Giletti e co. Domenica in) con un crescendo sempre più confuso e imbarazzante di luoghi comuni (quelli più stupidi), figuri stantii, volgarità tanto al kilo e ammiccamenti lecchini al potere, è veramente drammatico, irreale, una provocazione ai neuroni, da spaccare l’elettrodomestico col piccone. Furiosamente.