Cittadinanza

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Il caso Suarez. Oggi per Repubblica.

Written by Mauro Biani

Settembre 23rd, 2020 at 10:16 pm

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  1. Titolo affascinante della “vigna”: ius culturae…

    Beh, nascere in Italia non è abbastanza, secondo me, per vedersi infilata addosso, “per fortuna o purtroppo” (GG), l’italianità.
    Premesso che scrivo senza essermi documentato (ah, pigrizia!), dirò cosa immagino io, naive, per ius culturae.
    Immagino otto anni di scuola elementare (comprensivi della materna) dal percorso unico, senza voti e bocciature ma con più utili periodiche valutazioni discorsive, con maestri preparati a percepire l’insorgere di dsa e ad intervenire per tempo sulla loro evoluzione.
    Poi immagino altri otto anni di scuola media obbligatoria nei quali i docenti sono formati a rapporti con allievi più maturi e ne stimolano il senso critico, i percorsi si differenziano tra formazione liceale, formazione tecnica, apprendistato. Con voti oggettivi su prove anonime e corsi estivi di recupero, con l’apprendistato che non consente l’accesso agli studi universitari.
    Infine chiedo, al termine di quest’obbligo scolastico, un anno di servizio civile gratuito obbligatorio per il conseguimento dei diritti politici.

    A questo punto, mi accorgo di non aver tratteggiato che un’impalcatura. Cosa mettere e cosa togliere dalla sQuola perché diventi sCuola?
    Boh, dai miei ricordi: 1) a cosa serve l’ora di religione (neppure teologia comparata, ma *una* religione) e perché negli istituti tecnici è assente la filosofia? 2) a cosa servono le due ore di educazione fisica piuttosto che contemplare la fruizione seria delle strutture sportive presenti sul proprio territorio con vaucher a sostegno delle fasce più deboli di reddito 3) a cosa serve lo studio scolastico dell’inglese se non è organizzato secondo i livelli Cefr di competenza linguistica?
    Ed ancora una domanda ed una libertà.
    La domanda: quale cultura si vuole alla fine insegnare? Regionale, Italiana, Europea, Mediterranea?
    La libertà: gli italiani, vecchi e nuovi, che prendono residenza all’estero non vengano più interrogati sulle vicende di questo povero Paese. La casa è dove risiedono il tuo amore e i tuoi sogni.

    Forse la “vigna” voleva parlare di Suarez.
    Allora sono andato fuori tema. Domando scusa.
    Si doveva parlare del Paese delle cento Università di Forlimpopoli dove, tuttavia, a differenza che negli Usa, contano tutte allo stesso modo e (..ehm..) “garantiscono insieme la pluralità della ricerca e la vivacità del dibattito scientifico”.
    E’ che il pallone non mi stimola.

    massimo

    26 Set 20 at 08:12

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