Sui CIE e gli “ospiti”, e il linguaggio giornalistico.

one comment

cie-cpt-turismo

E nei campi di concentramento si muore. Rivolta. Poi scrive Alberto Puliafito: “Ho appena sentito al TgLa7 lo speakerato di un servizio sui Cie. Ad un certo punto la voice over della giornalista ha detto (vado a memoria, ma il margine d’errore è ridotto) che nei CIE gli «ospiti» sono «costretti a vivere in condizioni disumane. A mangiare per terra perché tavoli e sedie scarseggiano». Ora. Sgomberiamo il campo. 1) Non sono ospiti. Sono stranieri che non hanno commesso reati, se non quello di essere in Italia senza documenti, che vengono imprigionati in attesa di essere identificati e poi espulsi. Sono stranieri prigionieri.  2) Costretti? Da chi? 3) Che cazzo vuol dire che tavoli e sedie scarseggiano?”.   La vignetta su Polisblog.
P.s. sul tema anche questa, chè uno si dimentica che prima della Bossi Fini, c’è stata anche una Turco Napolitano.

Written by Mauro Biani

20 Agosto, 2013 at 12:33 am

One Response to 'Sui CIE e gli “ospiti”, e il linguaggio giornalistico.'

Subscribe to comments with RSS or TrackBack to 'Sui CIE e gli “ospiti”, e il linguaggio giornalistico.'.

  1. Con viva e vibbbrante soddisfaziuone,
    questi Cie sono l’orgoglio dell’Italia più ipocrita.

    massimo

    20 Ago 13 at 12:20

Leave a Reply

*