Josefa. Il nuovo lessico del qualunquismo.

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La ministra Idem e l’Imu non pagato.
Aggiornamento: qui un (per me) condivisibile commento di Alessandro Gilioli.

Written by Mauro Biani

21 Giugno, 2013 at 12:12 am

One Response to 'Josefa. Il nuovo lessico del qualunquismo.'

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  1. (due righe per il mio Fb e in più, per Biani)

    Stanno accadendo in questi giorni due vicende che mi ricordano quel quadro fiammingo nel quale un corteo di ciechi serenamente si dirigeva verso un precipizio.

    Il primo fenomeno è quell’atteggiamento di soddisfatto, diffuso compiacimento per l’autodistruzione del Movimento 5 Stelle a mezzo di insulti anche pesanti e nei confronti di donne (non c’è più cavalleria, cara signora: confidiamo nella fanteria) e di espulsioni date in pasto al web. Il loft del Pd si ama e fa a turno senza cambiare l’Italia, i cittadini delle parlamentarie di Grillo e della rete si odiano, si ostracizzano e si regalano vaffa ben volentieri. E mentre solo i politici di professione che hanno impauperato questo Paese dovrebbero trovarne godimento, una platea di variegati personaggi dalla discreta notorietà gode pubblicamente della prova provata che la politica debba essere una professione, e pertanto affidata a professionisti lautamente retribuiti.

    Il secondo fenomeno è il massacro della ministra Idem. La riguardano, se ho ben capito, due casi: l’aver ricorso ad uno stratagemma per non pagare l’Imu e l’aver adottato uno stratagemma per ottenere, quando era assessore al Comune di Ravenna, il pagamento di quegli oneri previdenziali spettante ai lavoratori dipendenti che vengono sottratti alla propria attività per l’arco di tempo in cui si occupano della cosa pubblica. La Idem si difende nel primo caso dichiarando di essere stata mal consigliata dal suo commercialista: il che può essere plausibile, allorquando non si percepisca l’elusione fiscale (l’aver trovato un varco tra le norme per non pagare o pagare meno) come un reato appartenente allo stesso girone dell’evasione – io non la getterei tra le fiamme per questo, è una battaglia all’arma bianca tra la logica e la coerenza del dotto (e talvolta corrotto) legislatore e la logica del contribuente che si percepisce tartassato e mai adeguatamente ripagato in qualità e quantità di servizi. Dalla seconda indagine che riguarda il Ministro emerge invece un approccio mentale al rapporto con le istituzioni semplicemente intollerabile per un politico e per una campionessa sua pari: sembrerebbe che la Idem, praticamente in concomitanza con la nomina ad assessore del Comune di Ravenna, si fece assumere come prima ed unica dipendente dall’associazione dilettantistica del marito per funzioni di “istruttrice e segretaria”. Appena 10 giorni di contributi versati dalla Kayak Standiana, dopodiché l’assessore va in aspettativa; la palla passa così al Comune che verserà 8.642 euro pari a 183 giornate lavorative, fino al maggio 2007 quando la sportiva riconsegna il mandato per prepararsi alle Olimpiadi di Pechino. E sospesa la carriera politica si interrompe anche l’impiego da segretaria e istruttrice.

    Orbene, chi vi scrive, per rendervi sinteticamente l’idea, è (tra mille virgolette) “fascista” riguardo l’importanza dello sport nell’educazione dei giovanissimi, e del messaggio di corretta competizione che lo sport pulito e non millimilionario può testimoniare al mondo intero delle altre professioni. Conseguente è la mia preoccupazione per il simbolo che in questo momento la Idem rappresenta: dovesse crollare, cosa crolla e cosa rimane esattamente dopo il crollo? Io ho timore che debba esser compiuto questo sciagurato inventario. Inserendola nella sua squadra, Letta ha risposto in qualche modo all’interrogativo dibattuto nel Simposio di Platone: parafrasando, ama più lo sport un grassoccio dirigente che sogna una miglior gioventù o un’atleta ampiamente consegnata alla storia? Accettando l’incarico, Josefa Idem ha implicitamente valutato di poter sostenere, per lei e per tutti noi, la risposta che si era dato Letta junior. A me appare chiaro che dovesse essere confermata la seconda triste vicenda, secondo la quale il Ministro ha in breve scambiato l’onore che le veniva fatto di servire il Comune di Ravenna per una vacca da mungere il più possibile, Lei per prima dovrebbe chiedere scusa e dimettersi a testa bassa: per lei stessa, per la novità politica che si sarebbe atteso passasse attraverso di lei, per l’immagine intera dello sport.

    Di Borghezio si fa presto a non parlarne.

    massimo

    22 Giu 13 at 18:02

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