Se me lo dicevi prima.

5 comments

Massimo fa l'infermiere professionale, lo conosco dai tempi degli scout. E' un amico tenace e cocciuto, crede da sempre nelle cose semplici, basiche, tipo la vita. Massimo mi ha dato l’ok, e così pubblico qui di seguito stralci di un paio di sue graditissime mail (del 21 ottobre e di ieri). Perché non ci si indigni ad orologeria quando siti come Wikileaks ci “rivelano” la realtà. La realtà delle guerre è altresì semplice semplice, ma preferiamo sia “rivelata dopo”, così poi tutt'al più ci indignamo per un paio d'ore e poi sereni.

 
"Attualmente mi trovo in Afghanistan, esattamente a Lashkargha, l'ospedale di Emergency nella parte sud occidentale del paese, l'ospedale che era stato chiuso qualche mese fa per le note vicende degli operatori di Emergency arrestati. Qui la situazione è come al solito abbastanza critica, l'ospedale è costantemente pieno, ogni giorno riceviamo molti feriti, sia dalle zone di battaglia nei dintorni della città (molte ferite da pallottola, razzi, missili, o altro tipo di ordigno esplosivo), che dai campi dove gli afgani lavorano, soprattutto esplosioni da mina, ma anche a volte da attentati che avvengono in città nel bazar e in luoghi di solito molto affollati. Questa guerra è veramente una follia, stritola gli afgani in una morsa allucinante, da un parte i talebani, che tendono a controllare zone del paese, fanno attentati, obbligano la gente afgana ad una vita infernale, dall'altra i soldati della cosiddetta "missione di pace", che invece radono al suolo interi villaggi (Margja ne è un esempio, quotidianamente riceviamo feriti da quel villaggio ed i superstiti ci parlano di un villaggio praticamente inesistente); viviamo storie di pazienti che sono al limite dell'inverosimile (ti allego una di queste storie cosi che tu te ne possa rendere conto). molte volte per alleviare i momenti di eccessivo stress mi collego con il tuo sito e leggo le tue vignette, poi da li vado sui link e leggo i vari articoli di giornale, è il mio modo per restare connesso alla realtà in modo meno pesante; per esempio leggere le dichiarazioni di La Russa sulle bombe negli aerei italiani, dopo aver visto la tua vignetta, è un modo per incazzarmi di meno, dopo aver visto sulla pelle degli afgani quali sarebbero gli effetti di queste bombe da "missione di pace" sui nostri stramaledetti aerei. Poi leggo l'espresso, e mi rendo conto di quanto sia grossa la mistificazione di questa guerra nei confronti di questo popolo prima di tutto, e poi degli italiani in secondo luogo. Ma comunque questo ospedale va avanti, nonostante i molti problemi, le chiusure, e le mistificazioni, è un luogo dove ogni afgano viene accolto, senza nessuna domanda su come la pensa, e su chi è, e almeno per il periodo del ricovero, può lasciare la guerra fuori da queste mura. (…)
Seguendo da lontano le vicende italiane e più in generale quelle di questo nostro mondo, effettivamente la cosa è veramente pesante, sentir parlare uno come La Russa di bombe sugli aerei e vedere quotidianamente gli effetti sulla pelle di bambini e adulti qui, ti assicuro fa venire un'incazzatura (per non parlare dell'utilizzo a fini politici a destra e sinistra delle vicende afgane quando interessano i soldati italiani) per cui vorresti avere la possibilità di mostrare a tutti le foto con gli effetti devastanti delle scelte che si stanno compiendo in questa guerra. ma poi se ne parli ti dicono che sono cose che vanno prese con le molle, non si può mostrare a tutti un bambino dilaniato, è immorale (ma non si parla dell'immoralità di chi lo ha ridotto così), nei telegiornali e giornali si possono solo mostrare i soldati che rastrellano (spacciandole come immagini esclusive di questo o quel TG o di qualche giornale), ma non si può mostrare gli effetti di questi rastrellamenti, persino quando i feriti o i morti sono italiani, la scelta e di non mostrare il morto o il ferito, perché quella è la parte della guerra che non deve essere vista. A nessun giornalista è mai venuto in mente di fare un giro per un ospedale (e non parlo solo di quelli di Emergency), o per un villaggio afgano (o irakeno, o cambogiano e purtroppo in molti altri paese), mostrando in un filmato la percentuale di amputati, menomati, gente a cui è stata tolta comunque la possibilità di lavorare e sostenere la propria famiglia. In Afganistan si parla di generazioni di persone menomate. Ieri abbiamo ricevuto due bambine di dieci e dodici anni vengono da Grishk un villaggio dove abbiamo un FAP (scusa posto di primo soccorso), stavano giocando nella loro casa (qui sono fatte di terra paglia e fango), improvvisamente un razzo è entrato dal tetto ed è esploso. L'effetto del razzo è stato devastante per i corpi delle due bimbe sono arrivate al nostro ospedale tre ore dopo, con perforazioni intestinali da scheggia e ferite laceranti su quasi tutto il corpo. Vedere queste due bimbe fa ancora effetto su di me che da venti anni lavoro in sala operatoria e da otto vivo l'esperienza di Emergency e dei feriti di guerra, e non comprendi la logica che giace dietro questi fatti, quale stramaledetto calcolo può anche solo far ammettere (non dico giustificare perchè è impossibile), che queste due bambine da adesso in poi debbano convivere con dei corpi deturpati la loro vita, per non parlare di quelli che in questi eventi perdono gambe e braccia. Per tutto ciò che ti ho appena detto, mi chiedi se puoi pubblicare? certo che puoi, qualsiasi cosa tu voglia pubblicare, o disegnare, e un piccolo passo per dire a tutti queste cose succedono, e non sono solo sbiadite immagini di telegiornale, o materiale per puntate di porta a porta o altre trasmissioni del genere, quando chi muore è un soldato italiano (con tutto il rispetto per i soldati che qui sono morti), e la realtà insanguinata di un intero paese stretto in una morsa tra talebani e americani/inglesi /italiani ecc.. (tanto non c'è differenza). Mentre noi nelle nostre belle case occidentali vediamo da lontano e ci meravigliamo di come questi paesi siano ancora indietro con lo sviluppo, senza pensare che la causa è proprio il nostro intervento, la nostra presenza, il nostro interferire nelle loro vite. Per gli afgani a volte è addirittura difficile essere coscienti che medici ed infermieri (di Emergency o altre NGO), vengono qui per curarli, perché la logica non è chiara, da una parte si spara si bombarda, si mettono mine e si fanno rastrellamenti, dall'altra si costruiscono ospedali, si chiede alla gente di fidarsi e venire a curarsi da noi, cercando di spiegare che non siamo gli stessi che sparano, ma siamo altri (per un afgano che è nato e cresciuto in guerra è difficile da comprendere questa dicotomia, parliamo tutti inglese, veniamo da quella parte di mondo altra per loro). A volte facciamo scelte ridicole, tipo non indossare gli occhiali da sole perché fa molto "militare", oppure non fa entrare in ospedale niente che abbia a che vedere anche solo minimamente con il militare (coperte, teli o altro), anche solo per evitare ogni tipo di dubbio. insomma questo è il quadro della situazione perlomeno quello che ho davanti in questi giorni, fra poco tornerò in Italia, spero di non uniformarmi a vedere queste scene dai telegiornali, e di poter continuare ad andare in giro per l'Italia scuole infermieri, scuole superiori o altri eventi a raccontare queste cose per aprire gli occhi a chi come hai accennato tu è troppo abituato alle fette di prosciutto mediatico per sbirciare oltre quelle e vedere la realtà.(…)
"
Per chi volesse visitare il sito di Massimo è qui.

Written by Mauro Biani

28 Ottobre, 2010 at 12:02 am

5 Responses to 'Se me lo dicevi prima.'

Subscribe to comments with RSS or TrackBack to 'Se me lo dicevi prima.'.

  1. Ce ne vorrebbero a centinaia di racconti così, su tutti i giornali…. Grazie per averlo condiviso.

    klochov

    28 Ott 10 at 21:39

  2. grazie a te Klochov
    M.

    broiolo

    29 Ott 10 at 13:53

  3. Stasera sono davvero contenta di averti incrociato ed aver avuto la possibilità di leggere come stanno veramente le cose, raccontate da chi c'è stato dentro. Grazie, Broiolo e complimenti per le tue vignette…io a disegnare sono una frana!

    solesorriso

    30 Ott 10 at 19:25

  4. Ciao Mauro, ho letto solo ora – e in ritardo – la mail che hai condiviso. Sono stato volontario per Emergency, tempo addietro, a Milano (che ho lasciato solo ed unicamente perché dovevo trasferirmi, è stata una delle esperienze più belle della mia vita) e a Caserta (che a differenza della prima, ho mollato per l'inefficienza dei responsabili). So bene come lavora l'ONG, che ancora seguo e – quando posso – promuovo e sostengo. Il coraggio di Gino Strada, di Massimo e di chi lavora negli ospedali in zone di guerra è terribilmente lontano da quello di chiunque di noi che, per una qualsiasi scelta di vita, ha messo da parte le proprie consapevolezze per fare altro. Lo fanno perché altrimenti non lo farebbe nessun altro. Non è semplice eroismo, è devozione alla vita. All'altro. E' un laicissimo "pensare al prossimo tuo come te stesso" (lo scrivo da ateo praticante) nell'accezione più alta del termine. Sono contento di aver letto la lettera e di aver guardato il sito di Massimo, sono contento perché finalmente ora – non lo avevo mai fatto prima, non mi era mai capitato – ho guardato quelle fotografie un po' più forti, perché ho capito veramente il significato del termine "dilaniare". Sono contento che lì ci sia Massimo, sono contento che lì ci sia Gino, sono contento che lì ci sia Emergency, sono contento che esistano persone come loro. Sono contento perché ora posso vergognarmi pubblicamente, come un ladro consapevole, perché il massimo che possa fare è scrivere queste due righe ed indignarmi in maniera ebete, con la certezza che domani, per campare, abbandonerò ancora una volta le mie consapevolezze per fare altro. Grazie. Luigi

    utente anonimo

    2 Nov 10 at 01:10

  5. dolcissimo bambino! ogni tanto ti ritrovo qui…

    animasalva

    23 Nov 10 at 23:13

Leave a Reply

*