Primarie. Contraddizioni

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Deve essere il dna. Penso all’uomo di sinistra un giorno di elezioni. Politiche, regionali, provinciali, d’istituto, di condominio. Il diritto del voto, la democrazia, la partecipazione. Non è possibile mancarne una, il diritto-dovere di scegliere, di partecipare. Anche alle primarie dell’Unione. E oggi alle primarie del PD. Il suo disincantato avvicinamento, il suo rifiuto per la certezza di un partito di tutti. Troppi. Lo spostamento al centro, a destra. Poi verso le 15.00 però si avvicina alla vecchia sezione. Paradigmatica nei suoi simboli esterni. L’antica palazzina delle case popolari e quella piccola entrata. A destra la targa: PCI sezione Donna Olimpia – Fulvio D’Amico, al centro sopra l’iscrizione lunga: Democratici di Sinistra Monteverde, in alto su un piccolo pinnacolo la bandiera dell’Ulivo. Un percorso breve, una 15ina di anni. Un secolo. L’uomo sorride, ancora resiste. E’ venuto a fare le foto e fa le foto. Inquadra un ragazzo con una ragazza, che guardano, appena fuori dalla fila, i manifesti fac-simile delle votazioni. L’uomo li riconosce. 2 animatori della parrocchia di fronte e ricorda. Ricorda la spola tra parrocchia e sezione del PCI per organizzare quella iniziativa o quel digiuno contro la guerra in Iraq (la prima di Bush padre). Insieme tanti scout, alcuni catechisti, molti giovani fgci. Contro il resto del mondo: altri parrocchiani, altri comunisti. Il pianto irrefrenabile di un giorno di scontri verbali in quella che credeva essere la propria comunità. Poi quel biglietto di un passante: “tanto la guerra scava i nostri cuori, tanto saranno in grado di contenere gioia”. Allora mentre fotografa quella fila di anziani, giovani, li ascolta, li riconosce tutti anche se non li conosce. Riconosce la comunità, quella che non può perdere un giorno di elezioni, nonostante i politici, persino nonostante Veltroni, e che magari voterà Veltroni, credendo di rivederne, pure solo nella dichiarazione delle 20.00 un po’ di Berlinguer. L’uomo allora cerca l’euro nella tasca, si mette in fila. Però vota la Bindi, forse per il vizio di rimanere minoranza, forse per il gusto di andare contro quel potere che pare avere già deciso tutto, quel potere che oggi ha scavato il cuore di una vecchia sezione del PCI rischiando di trasformarla in un annacquato compromesso storico dove ideali e ideologie stanche paiono rifugiarsi nella speranza del meno peggio.
(pubblicato a pag. 2 di Liberazione di martedì 16 ottobre)

Written by Mauro Biani

ottobre 15th, 2007 at 4:31 am

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13 Responses to 'Primarie. Contraddizioni'

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  1. Come capisco queste contraddizioni, come mi ci identifico! La curiosità di non sapere “dove andremo a finire” e l’idea strisciante che invece in realtà lo sappiamo benissimo. La fatica di credere in quel voto e la fatica di non crederci. Nostalgia, spirito di avventura, timore che l’avventura finirà sul portone di casa tra i soliti litigi, le solite facce, i soliti compromessi, paura del nuovo. Vai a capire…

    Proprio bello questo post.

    Alexgenova

    15 Ott 07 at 08:05

  2. Nella mia testa il viaggio è stato ancora più lungo ma il problema attuale è definire la politica. Prima era tutto più semplice: bastava mettersi su un lato ed era risolto. Oggi non è più così e dire PCI, PDS, DS, PD non ha più lo stesso senso. Cambiare invece lo ha, non fossilizzarsi invece lo ha, non morire né democristiani, né comunisti lo ha. Non dovremmo essere alla ricerca di una perfetta definizione, di un’etichetta, ma dovremmo avere la forza di rifiutare il becero che ci circonda, questo mondo fatto di “informazione” in sovrabbondanza che porta tutti noi a credere alla verità più prossima e gridata. Questa è un’altra voce, non nuova forse ma speriamo diversa, senza rimpianti prima che ci venga voglia a tutti di una dittatura (blanda, come ha detto Grillo in un suo spettacolo, o non blanda che sia) perché allora si che il percorso sarebbe completo e che tutto ciò che è successo in questi anni troverebbe il proprio senso.



    dirkgently1

    15 Ott 07 at 09:37

  3. utente anonimo

    15 Ott 07 at 09:48

  4. Amico, lo sai, ho votato anche io la Bindi. Ma non volevo essere minoranza: volevo dire che, nonostante stimi moltissimo veltroni, non mi è piaciuto come ce lo hanno “imposto”.

    Ho ancora fiducia. Ora è nelle mani di Walter.

    animasalva

    15 Ott 07 at 10:11

  5. Rosy Bindi (Ministro per la Famiglia)

    «E’ meglio che un bambino stia in Africa con la sua tribù, piuttosto

    che cresca con due uomini o con due donne, con genitori gay» (12 marzo

    2007)

    http://www.radicalimilano.it/public/rassegna-stampa/visua.asp?pag=43

    …………………………….

    l’identitarismo è sempre una cosa negativa in politica.

    la prossima volta che ti capita di vedere parrocchia e (ex)sezione PCI, ricordati che probabilmente li stai giudicando troppo bene dato i legami sentimentali.

    filomenoviscido

    15 Ott 07 at 12:26

  6. Pensa a quelli che hanno votato in un anonimo ristorante che magari nell’ultimo decennio è stato lavanderia, ricevitoria del Lotto, fruttivendolo, edicola…

    fardtimes

    15 Ott 07 at 13:47

  7. Hai reso efficacemente quello che moltissimi di noi hanno pensato e pensano.

    Ma in questo Paese ogni volta che si vota bisogna per forza turarsi il naso?!

    kneff

    15 Ott 07 at 14:59

  8. Mauro come ti capisco! Stessi dubbi e stesse contraddizioni, anch’io alla fine ho votato controvoglia! Se vuoi sul mio blogghero speigo anche le mie, di ragioni

    ciao,

    -Bruz

    utente anonimo

    15 Ott 07 at 16:17

  9. Io non ho votato. Sono una mosca bianca (come autore di satira), non sono un disegnatore di destra, e nemmeno di sinistra come Sergio Staino. Credo nell’opportunità politica della nascita del PD, per dare più stabilità al governo e per “pescare” più voti al centro, ma questa farsa della scelta democratica non mi scende proprio giù!

    C’era qualcuno che credeva nella vittoria di Bindi o di Letta?

    Mah!

    iltratto

    15 Ott 07 at 23:01

  10. Lo hai scritto per me?!!

    Hai descritto esattamente la mia domenica piena di dubbi, di speranza o soprattutto di disincanto.

    smiagola

    17 Ott 07 at 16:56

  11. Stavolta, forse, ho peccato. Io non ho votato. Mi sento piccola, ho 22 anni, ho dato la mia fiducia (piena fiducia) e il mio voto pochissime volte rispetto ai miei genitori, rispetto a te, Mauro. Eppure, sono più delusa e stanca di loro. Già questa storia del partito democratico non mi convince un gran che, non mi sento molto sicura nelle loro mani… come faccio a decidere chi tra loro sarà il migliore per portare avanti qualcosa che già di per sé, non mi “sconfinfera”?

    E’ solo un grande gioco di spostamento verso il centro per accaparrarsi i voti degli indecisi (chi non lo è?) e quindi pararsi il culo laddove ipoteticamente il governo possa “autocadere” (sono sempre più abili nel litigare tra loro e prendersi gioco di me, del mio voto e della mia speranza).

    Desiderare di andare via dall’Italia è un buon segno?

    alidilana

    18 Ott 07 at 00:25

  12. io non ci sono andato..pure un euro tocca daje….non sono sufficenti quelli che prendono e gestiscono?…parliamo una elite politica che potrebbe autofinanziarsi da sola…cosi come da sola gestisce il paese…non credo in veltroni…non credo nel partido demogradico…siamo allo sbando…sig sig…speriamo di non diventare a nuova argentina europea…hasta la vittoria!

    utente anonimo

    21 Ott 07 at 10:38

  13. Io invece ho votato. A modo mio. Togliendomi un euro di soddisfazione.

    Vedi come su http://maninrete.blogspot.com/2007/10/un-euro-di-soddisfazione.html

    equoasciacca

    28 Ott 07 at 23:07

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