In memoria di Matisse. Privato condiviso.

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Oggi ci ha salutato Matisse. Si chiude definitivamente un’epoca e non è uno scherzo. In 16 anni ha accompagnato da discreta scorbutica silenziosa affettuosa: infanzie, adolescenze, morti, fidanzamenti lunghi, brevi, lunghissimi. E poi sfidanzamenti assai traumatici, meno traumatici, andate via da casa, ritorni, riandate, figli, matrimoni. Se ne va da “tutto è compiuto”, o quasi. Gli piaceva la compagnia ma non essere toccata e nel suo “stare” era la presenza rassicurante della memoria. Da stanziale, ma cultrice dell’accoglienza discreta, forse, si sarebbe fidanzata con

Il gatto viaggiatore

(favola di Gianni Rodari tratta dall’omonimo libro di racconti: “II gatto viaggiatore ed altre storie” – Ed. Riuniti, l’Unità, Roma 1990)

Una volta, sul treno che va da Roma a Bologna, salì un gatto. Di gatti in treno se ne sono sempre visti, per lo più dentro un cestino, oppure dentro uno scatolone con qualche buco per respirare. Si sono visti in treno perfino dei gatti randagi, gatti di nessuno, capitati per caso a caccia di topi in un vagone abbandonato. Ma questo qui di cui parliamo era un gatto viaggiatore e viaggiava per conto proprio. Aveva una borsa nera sotto il braccio, come un avvocato, però non era un avvocato, era un gatto. Aveva gli occhiali come un ragioniere miope, però non era un ragioniere e ci vedeva benissimo.

Aveva il soprabito e il cappello come un elegantone, ma non era un elegantone, era un gatto. Entrò in uno scompartimento di prima classe, adocchiò un posto libero vicino al finestrino e si accomodò. Nello scompartimento c’erano già tre persone, una signora che andava ad Arezzo a trovare una sorella, un commendatore che andava a Bologna per affari e un giovanotto che andava non si sa dove. L’ingresso del gatto destò qualche commento: La signora disse: Che bel micino. Muci, muci, muci… Viaggi tutto solo, come un ometto, eh ? Il commendatore disse: Speriamo che non abbia le pulci. Ma non vede com’è pulito? – fece la signora. Speriamo che… insomma, cara lei, io sono allergico ai gatti. Speriamo che non mi attacchi il raffreddore. Ma non ce l’ha, il raffreddore, come fa ad attaccarglielo? A me, me lo attaccano tutti, signora bella, me lo attaccano anche quelli che non ce l’hanno. Muci muci muci… Sei venuto avanti a tenere il posto alla tua padrona, eh? Miao! Che bella vocina. Chissà cos ‘avrà detto. Parlò per la prima volta quel giovanotto: Ha detto che non ha padroni, è un gatto libero e sovrano. Che interessante! Diciamo un gatto randagio, allora, – osservò sospettoso il commendatore, – speriamo che non mi attacchi il morbillo. Il morbillo? – esclamò la signora. – Ma il morbillo i gatti non ce l’ hanno e poi è una malattia che si fa da bambini. Cara lei, io da bambino non l’ ho fatto. Lo sa che è più pericoloso se si fa da grandi? Il treno partì e dopo un po’ passò il controllore. Biglietti, signori. La Signora aprì la borsetta: Uh. il biglietto, chi sa dove l’avrò messo… Aspetti, aspetti dovrei avercelo qui… Ah, sì, meno male. Grazie, signora. E il biglietto del gatto? Ma non è mica mio il gatto. E’ suo, signore? Ci mancherebbe, – sbotto il commendatore. – Io i gatti non li posso soffrire. Mi fanno aumentare la pressione. Guardi che non è nemmeno mio, – disse il giovanotto. – E’ un gatto che viaggia per conto proprio. Ma un biglietto lo deve avere. Non lo svegli, che dorme… E’ così grazioso, guardi che musetto. Musetto o no, il biglietto glielo devo forare. Muci Muci Muci, – faceva la signora, – micino micino… su, da bravo, guarda chi c’è… Il gatto aprì un occhio dopo l’altro e miagolò: – Miao miao. E protesta pure!, – criticò il commendatore. – Roba da matti. Perché non viaggia in vagone letto, dico io… Ma non ha protestato, – spiegò il giovanotto. – Ha detto: chiedo scusa, mi ero assopito… Assopito, eh? Già, sembra che gli piacciano le parole scelte. Miao miao -fece di nuovo il gatto. E adesso che cos’ ha detto? – domandò la signora. Ha detto: prego, ecco il mio biglietto – tradusse il giovanotto. Lo controlli bene lei, – disse il commendatore al ferroviere, – c’è gente che viaggia in prima con biglietto di seconda. Il biglietto è regolare, signore. Miao, miao, miao, – miagolò il gatto, energicamente. Dice – spiegò il giovanotto – che dovrebbe offendersi per le sue insinuazioni, ma la rispetta in grazia dei suoi capelli bianchi. Capelli bianchi? Ma se sono calvo! Miao miao. Dice che lo ha visto, che è calvo, ma che se avesse i capelli sarebbero bianchi. La signora sospirò: Com’è bravo, lei, a capire la lingua dei gatti. Come fa? E’ facile, basta fare molta attenzione. Miao? Miao? Ma quanto chiacchiera, questo gatto, borbottò il commendatore. – Non sta zitto un momento. Cos’ ha detto? Cos’ ha detto? – domandò la signora al giovanotto. Ha chiesto se la disturba il fumo. Ma no, micino, ma neanche per sogno… Uh, guardi mi offre una sigaretta… Come accende bene! Pare vero! Volevo dire, pare proprio un fumatore. Ma se fuma è un fumatore, no? – gracchiò il commendatore. – Cosa vorrebbe che fosse, un cacciatore di leoni? Miao miao. Ha detto: bella giornata. Ieri però non era così bella. Speriamo che domani sia bello come oggi. Vanno lontano lor signori? Io vado a Venezia per motivi di famiglia.

 

Written by Mauro Biani

Dicembre 14th, 2003 at 2:30 am

4 Responses to 'In memoria di Matisse. Privato condiviso.'

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  1. Sarà partita per un nuovo e lungo viaggio… in cerca di nuove avventure…
    Il mio ne ha 14 e, che la tua Matisse abbia davvero segnato un’epoca, posso comprendere che non è affatto uno scherzo… Un abbraccio…

    utente anonimo

    14 Dic 03 at 07:37

  2. mi ci ero già affezionato

    flyfra

    14 Dic 03 at 19:28

  3. anche il mio ha una sua 24 ore in pelle di topo. :))

    utente anonimo

    15 Dic 03 at 01:10

  4. i gatti segnano la vita. e il loro tempo più corto del nostro ci permette dei rimpiazzi. ma il ricordo di ciascuno di loro non si confonde mai

    utente anonimo

    20 Dic 03 at 19:02

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